Una grotta del Friuli Venezia Giulia che svela luminose architetture

Varcata la soglia della grotta, appare l’ampia caverna che avvolge l’altare barocco e introduce al sistema ipogeo. Lo sguardo è subito catturato dal complesso architettonico che si materializza, nella fioca luminosità, alla destra dell’ingresso. Affiancate appaiono la cappella tardogotica, firmata dal maestro Andrea di Skofja Loka, e la pittoresca  “loggetta longobarda”. Già menzionata nel XIII secolo come cappella di Santa Maria Maggiore d’Antro e poi nota come Santa Maria Antiqua, è ancora oggi caratterizzata da elementi primitivi, tra cui la finestra a lunetta.    

Un prezioso scrigno d’arte gotica e barocca 

Capolavoro architettonico e scultorio della Grotta d’Antro è la cappella tardogotica dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista. Un’epigrafe a lato dell’arco d’ingresso testimonia che fu realizzata dal “Maister Andre von Lach”, la slovena Skofja Loka, con la collaborazione dello scultore Jacob. Ispirata alle architetture praghesi, la volta colpisce per il fitto intreccio a losanghe dei costoloni, che disegnano una stella a sette punte sulla parte absidale. Tutti i nodi sono decorati da clipei con soggetti floreali, scudi, teste umane. Le mensole su cui posano i vertici dei costoloni dispiegano una straordinaria umanità di rudi mezzibusti espressivi, dalle fattezze popolari: pastori, bevitori, suonatori di gusla e di cornamusa. Su questo spaccato di Medioevo s’impone un drammatico crocifisso ligneo del XVII secolo.    

Al centro della caverna, isolato, s’erge l’altare barocco del maestro Bartolomeo Ortari di Caporetto, le cui statue originali sono conservate nel Museo Diocesano di Udine.

Segni, scritture, enigmi da un passato misterioso

La Chiesa-Grotta di San Giovanni d’Antro intriga studiosi e turisti per i molti enigmi legati alla sua iconografia. Sulla parete a destra dell’ingresso un volto di Cristo richiama la Sacra Sindone, dando luogo a molte ipotesi sulla sua origine.

Le testimonianze della grotta evocano anche il passaggio di Templari. A sostegno di questa tesi è la presenza di affreschi con simboli tipici degli ordini cavallereschi: croci a bracci eguali e un fiore della vita a sei petali, iscritti in un cerchio.

Sulla parete absidale della cappella sono emersi brani di un intonaco arcaico con una scritta misteriosa in lingua greca.   Rudimentali “ruote cigliate” (o soli) e palme (o forse felci), d’incerta interpretazione, colpiscono i visitatori più attenti. Furono probabilmente dipinte tra VII e VIII secolo, ai confini tra paganesimo e cristianesimo, in questa terra inquieta attraversata da Longobardi, Slavi e tanti altri popoli. Abbandonato ogni rigore scientifico, si è conquistati dalla magia di questo luogo che ha ispirato miti e leggende. La più nota è quella della Regina Vida, forse Rosmunda o la mitica Teodolinda, rifugiatasi dagli assalti di Attila in quest’impervio nido d’aquila, conosciuto nella mitologia locale come “Fortezza degli Slavi”.