INTORNO AD ANTRO:
LA FONTANA DI BIACIS

Un ricordo “satirico”
della Prima guerra mondiale 


Per chi non lo sapesse, va ricordato che le Valli del Natisone furono teatro di uno dei più drammatici avvenimenti della Prima guerra mondiale. A pochi chilometri da Antro, percorrendo la statale 54 del Friuli, si arriva in Slovenia, dove si trova il ridente paese di Kobarid, oggi diventato famoso in tutto il mondo per gli splendidi paesaggi e le attività sportive legate al magnifico fiume Soča. In italiano, tuttavia, “Kobarid” si traduce “Caporetto” e “Soča” “Isonzo”, a ricordarci che qui si consumò la dodicesima battaglia dell’Isonzo, passata tristemente alla storia d’Italia come “disfatta” o “rotta” di Caporetto.
Le Valli del Natisone, in quell’autunno del 1917, videro il passaggio di un immane “fiume” di soldati italiani e inseguitori austro-tedeschi, che si sarebbero attestati sulle sponde del Piave, dove avrebbe avuto inizio la seconda fase del conflitto.

Ma già prima di questo evento, l’esercito italiano presidiava questo territorio strategico: in particolare il borgo di Biacis,collegato alla Grotta d’Antro da un facile sentiero turistico, vide la presenza dei Cavalleggeri di Alessandria del XIV Reggimento, che fraternizzarono con le popolazioni locali, prima della rotta di Caporetto.

Qui, soprattutto con lo scopo di approvvigionare l’esercito, i cavalleggeri costruirono alcune fontane, tra cui quelle di Kognar e di Cras. Tra le due, proprio nella “centrale” piazza Trento e Trieste di Biacis, si trova tuttavia la fontana più caratteristica: quella allegorica – o più propriamente caricaturale data l’evidente natura satirica dei mascheroni – che rappresenta in modo ridicolo i sovrani degli Imperi centrali, nemici dell’Italia: Ferdinando I di Bulgaria, Guglielmo II di Prussia, l’ottomano Mehmet II e naturalmente Francesco Giuseppe, alias “Cecco Beppe”, imperatore dell’Austria-Ungheria.

A testimonianza della presenza dei Cavalleggeri a Biacis, in un rustico del borgo è ancora conservata una scritta lasciata dai giovani soldati: “W le ragazze di Biacis”. Un grido di vita e di umanità nell’orrore della Grande Guerra.